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Sin da epoca preistorica, la piana di Partinico è stata frequentata dall’uomo, come dimostrano i numerosi strumenti litici rinvenuti in diverse località e conservati nel Museo Civico di Partinico. In epoca protostorica invece (XIII-X secolo a.C.) la piana ha visto fiorire un regno sicano, con le città di Inico (Calatubo), Camico (Monte Bonifato), Krastos (Monte Palamita), Iccara (Monte d’Oro). Le due città di Inico e Camico vengono ripetutamente menzionate dalle fonti storiche come appartenenti alla dominazione agrigentina, fino alla conquista romana (III-IV secolo a.C.) che determinò, oltre alla loro scomparsa, la formazione del nuovo nome. Partinico, infatti, deriverebbe da “Pars Iniqua”, appellativo datole da un frate che appena arrivato in questo luogo disse: “Pars Iniqua, Gens Rea”. Da Pars Iniqua si passò a “Parthenicum” per arrivare, infine, all’odierno Partinico.

Durante il regno di Caracalla, infatti, (III secolo d.C) Parthenicum viene citato nel cosiddetto Itinerarium Antonini Augusti, e nello stesso viene collocato lungo il percorso PanormoLilybaeum che “per maritima loca” collegava, da Panormus, Hyccara (Carini) con le “Aquae Segestanae sive Pincianae” per poi arrivare a Drepanon e finalmente a Lilybaeum. Parthenicum era una stazione di sosta, posta probabilmente in contrada Sirignano, ove nel secolo scorso sono stati rinvenuti i resti di una sontuosa villa romana, lungo la via che da Panormo passa per il santuario della Madonna del Ponte.

Dai tempi della dominazione araba (IX-XI secolo) si conservano ancora gli antichi toponimi di Inico e Camico attraverso le dizioni di “Al Qamah” per indicare Alcamo, e di “B.RT.NIQ” per indicare Partinico, o meglio la “Terra” che era stata della capitale Inico. Al Muquaddasi nella sua opera del 988, intitolata “Ahan ‘at Tagasim”, parla di Partinico che “non giace sul mare, e produce molta hinna”, senza precisare la natura o la consistenza di quest’ultima. Maggiori informazioni ci vengono dai diplomi relativi al periodo normanno(XI-XII secolo). “B.rt.niq (Partinico) è graziosa terra” scrive Edrisi nel 1154; essa ha una fortezza (“Castrum”) sul “gaban” che stava “a cavaliere della terra” e un porto detto “Ar-rukn” distante due miglia verso sud.

“L’uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.”

ALBERT EINSTEIN

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